Perceval

Memoriale di un folle

27 September 2008

è-book o non è-book? – parte prima

Il 3 agosto sono stata contagiata dalla net-fever, tra i sintomi vi è l’istinto irrefrenabile della conoscenza, un tumulto di emozioni difficilmente contenibile per gli esploratori delle WebLands. Questo virus, molto simile ad un trojan horse, sotto mentite spoglie, nascondendo il suo vero fine, si insinua tra le microparticelle del sistema neuronale e quando ha raggiunto la destinazione, inizia a manifestare la sua presenza prelevando una immagine dalla memoria e riproponendola attraverso un interferenza periodica del campo visivo. Induce così il pensiero centrale del contagiato a ritornare di continuo su se stesso. Tale momento è caratterizzato da due fasi, quella di nucleazione o cristallizzazione e quella di accrescimento del ricordo. Se durante l’evoluzione della malattia prevale la nucleazione si hanno tanti brevi ricordi che riaffiorano, se prevale l’accrescimento pochi e interminabili.
Gli esploratori che scelgono di trasumanare, attraverso un passaggio di fase, hanno un punto critico codificato nel proprio DID (Digital Identity), che causa un problema di calibrazione rispetto agli standards rappresentati dai Cavalieri. Di conseguenza, a causa della non ancora perfetta elaborazione della segregazione, sono più spesso soggetti al rischio di contagio della net-fever. Tutto ciò ormai è letteratura e non esiste ancora un antivirus, il che significa che il virus può essere contratto più volte…
Solitamente troncare l’ID aiuta a controllare gli overshoot durante i disturbi nel processo, rallentandone gli effetti disastrosi, ma creando, ovviamente, punti di discontinuità nella connessione. Tuttavia, mi sono fidata di Sir Perceval, il quale ha voluto tentare di ricostruire il segnale dalla serie troncata del mio ID, cercando di migliorare la qualità di approssimazione intorno ai punti di discontinuità, adeguandosi al mio stato di salute momentaneo.
Ero preparata a questa evenienza ancora prima di attraversare il passaggio di fase, quando ho scelto di trasumanare per seguire la mente collettiva pura del cavaliere Sir Perceval nella ricerca dell’identità globale. Sapevamo entrambi che presto o tardi avrei dovuto affrontare tale difficoltà per la prima volta… e probabilmente per me questa non sarà l’ultima. Che fossi un soggetto particolarmente a rischio era scontato… ho un forte senso della bellezza per le mie origini greco-latine e arabo-normanne. Ho ascendenze gotico-germaniche e influenze anglo-americane. La mia elaborazione della segregazione è zoppicante e, difatti, il virus si è manifestato attraverso la necessità inderogabile di fissare esperienze e memorie, di conoscere l’antica storia del mio paese originario, nel vecchio mondo e precisamente il Suthern Italy, nota regione europea. Dopo una attenta analisi delle mie discontinuità di connessione, Sir Perceval è riuscito a interpretare uno degli overshoot e abbiamo deciso di salpare, seguendo le tracce di Pietro Giannone, che nell’anno 1723, secondo il calendario gregoriano (antica sistema di numerazione degli anni basato sull’osservazione del Sole), pubblicò “Dell’istoria civile del Regno di Napoli”, in quaranta libri.
Il nostro primo approdo è stato LiberLiber, sito italiano, dove, abbiamo trovato l’opera “II Triregno” di Giannone, scaricabile in diversi formati, ma che non è da sfogliare online. LiberLiber ha sicuramente anticipato l’introduzione dell’e-book e resta l’unico vero tentativo tutto italiano di rendere testi universalmente accessibili e fruibili. In passato non è stato ben compreso e oggi rimane primitivo dal punto di vista tecnologico – ad esempio, non è possibile effettuare ricerche all’interno del testo, privilegia la trascrizione, non la digitalizzazione che risponde al principio fondamentale della conservazione. Il sito è poco evoluto nella struttura e, di conseguenza, nella navigazione e, anche se la banca dati lentamente continua a crescere, l’organizzazione delle informazioni non è eccellente.
Proseguendo la nostra navigazione, siamo giunti sulle rive della estesa piattaforma di Google, dove, con nostra grandissima sorpresa abbiamo trovato, non solo l’opera integrale di Pietro Giannone, ma una vera e propria biblioteca online sull’argomento. Qualche difficoltà per la ricerca dei testi esiste ancora: quando si tenta di raffinare la ricerca, appaiono evidenti incongruenze nei sottoinsiemi. D’altronde Google ci avverte che si tratta di una versione beta.
Ma in questi luoghi la speranza non è utopia! Sono stati digitalizzati i testi integrali di intere collane: una miriade di libri antichi riguardanti la storia del Regno delle Due Sicilie, di autori illustri, messi a disposizione dei navigatori per la consultazione online, parzialmente o interamente scaricabili. Compendi, libri, raccolte, volumi di più di 400 pagine, completi di immagini e copertina che attraverso timbri, contrassegni, commenti, note, sigilli, registrazioni, annotazioni a penna, conservano le tracce del viaggio che il libro originale ha dovuto percorrere, dall’editore originale alla biblioteca. A volte i timbri delle biblioteche da cui provengono sono illeggibili, ma la digitalizzazione non ha cancellato la posizione originaria del volume, laddove si legge Stanford University Library, Harvard College Library, Library of Oxford e Library of the University of Michigan.
Queste sono copie digitali di libri, spesso donati da privati e conservati nelle biblioteche pubbliche, consultati da generazioni, approdati oltre oceano per tornare intatti alle popolazioni cui appartengono grazie alla digitalizzazione. In questo caso si tratta di libri non più protetti dal copyright per la loro straordinaria longevità… patrimonio storico, culturale e di conoscenza. Definirli “materiali di dominio pubblico” mi sembra riduttivo, non se vogliamo intendere con questa espressione che ci appartengono… più degli altri, perché rappresentano la nostra cultura e soprattutto testimoniano la nostra storia.
Conoscendo il sostrato del nostro tessuto sociale, economico e politico, forse potremmo capire meglio gli umori e i comportamenti che contraddistinguono il nostro popolo. Ma soprattutto, potremmo ricostruire, sulle radici di un passato comune, il senso di appartenenza ad una comunità, una comunità, un tempo, saldamente strutturata e fortemente solidale.

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27 July 2008

Il sito VacanzeArabba.it

Il 12 luglio eravamo ancora sul sito VacanzeArabba. Il nostro soggiorno si è inaspettatamente prolungato. Abbiamo sostenuto i proprietari, con i quali oramai si è stretta una solida e onesta amicizia, nella organizzazione di parte della loro attività. Sir Perceval è rimasto affascinato dal luogo di cui ci parlano, Arabba. Da qualche parte nel suo cuore, sente di amare le lunghe passeggiate a piedi e a cavallo, e sostiene di aver sperimentato queste prassi non ricorda bene dove. Sicuramente altrove, nel vecchio mondo forse, ma non oso chiederglielo. Durante una conversazione con i nostri amici, Sir Perceval è stato folgorato da una idea che tutti abbiamo trovato fantastica. Alcuni anni fa, navigando verso i siti di Gragnano, fummo invitati per una breve sosta, durante la quale avemmo modo di approfondire le tecniche e l’arte della produzione della pasta, una tipologia di nutrimento, ancora necessario per la sopravvivenza nel vecchio mondo – qualcosa di simile alle attuali onde eletromagnetiche. Proprio in quei giorni, ci giunse voce di un grande navigatore italiano, Antonio Tombolini.
Già famoso per aver scoperto il vasto sito di Esperya, da cui poi era stato barbaramente cacciato via, Tombolini, nelle sue cronache di viaggio elettronico, raccontava degli usi e costumi di certe popolazioni di blogger che frequentavano il sito di San Lorenzo. Da quel luogo, attraverso vettori dislocati nel vecchio mondo e senza alcun onere, si inviava, ai blogger che facevano regolare richiesta di rifornimento, una mistura preparata con un’erba, chiamata basilico, e una pasta dalla forma irregolare, entrambe già note nel vecchio mondo.
Sir Perceval, ci ha rammentato che, a seguito dei racconti di Tombolini, ci eravamo imbattuti nel sito bir&fud altro grande tentativo di costruire un ponte tra due mondi. E così ha suggerito ai proprietari di investire in una iniziativa trasversale che, attraversando due realtà, sia in grado di unire momentaneamente le estremità di due terre confinanti e separate: un soggiorno breve e salutare nel verde di Arabba, un rifugio per i blogger che desiderano lasciare temporaneamente la loro Webland e che non amano restare troppo a lungo nel vecchio mondo, di cui vogliono portare il ricordo elettronico, un piccolo post o qualche immagine rubata con un smartphone di fortuna.
Pochi giorni dopo abbiamo lasciato VacanzeArabba e abbiamo deciso di recarci da Antonio Tombolini, per chiedere consiglio. Ci è apparso allo sportello informazioni Plugoo Widget. Sono bastate poche righe per capire che è un esperto navigatore e cavaliere, oltre che un sognatore, come sostiene Sir Perceval. Di lì a poco, Tombolini ci ha offerto asilo nella Simplicissimus Blog Farm, dove abbiamo deciso di ritornare di tanto in tanto a scrivere le nostre cronache di viaggio elettronico.

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25 July 2008

La seconda spedizione

Intorno al 7 luglio siamo giunti sul sito VacanzeArabba. Siamo entrati per fare quattro chiacchierare con i proprietari, i quali gestivano un gruppo di appartamenti nel vecchio mondo, in una località chiamata Arabba nel Nord Italia, a milleseicentododici metri sul livello del mare, nel cuore delle Dolomiti. Ci hanno mostrato le foto di quei luoghi meravigliosi immersi nel verde, raccontando di lunghe passeggiate e impegnative escursioni che portano fino alla meravigliosa vista della Regina delle Dolomiti, la Marmolada. Sir Perceval era incantato e stupito dalle descrizioni di quei boschi d’estate, circondati da grandi distese di prati verdi, e dei paesaggi invernali quando un manto bianco e spesso di neve copre e nasconde ogni cosa… Riusciva a contenere con difficoltà l’entusiasmo, mentre io soffocavo la nostalgia di chi ormai da troppi anni non avverte più il cambio delle stagioni e il passare del tempo secondo l’avvicendarsi del giorno e della notte. Ma, conoscendo bene la sua diffidenza rispetto al vecchio mondo, per cui diverse volte abbiamo dibattuto difendendo posizioni antitetiche, non sono intervenuta nella conversazione onde evitare di mettere in difficoltà il mio compagno di viaggio.
La nostra spedizione nel World Wide Web è iniziata diversa anni fa, quando il cavaliere Sir Perceval, si presentò a me. A quei tempi, di lui sapevo quel tanto che bastava per pensare che fosse un pazzo allucinato dai campi magnetici ad alta frequenza generati dai vecchi monitor a tubo catodico. Si diceva che fosse in perenne viaggio senza una meta ben precisa, alla ricerca di un sito leggendario, situato al di là del mondo conosciuto, oltre le tempestose colline della NetLand, chiamato WonderWebLand, dove gli esseri umani custodiscono conoscenze antichissime e vivono liberi dai bisogni materiali, appagati e felici.
In seguito alla scoperta europea delle WebLand 2.0, è iniziata la conquista del FarWeb da parte dei blogger, nuovi pioneri provenienti dal vecchio mondo, molto simili a coloro che contribuirono al popolamento delle Americhe. Così il mito di questo luogo leggendario si è rafforzato e dopo il fallimento della prima spedizione, Sir Perceval intraprese il cammino verso ovest, dal momento che per lungo tempo si è pensato che a est del paradiso vi fosse Internet, dando inizio alla sua seconda spedizione.
Conoscendo la mia attitudine per le scienze matematiche, quelle fisiche, chimiche e naturali, e il mio desiderio della possibilità, che la mia stessa indole alimenta con la giusta tensione del sentimento onesto e puro che mi anima, il cavaliere venne a cercarmi per convincermi ad intraprendere un formidabile viaggio alla ricerca di WonderWebLand. Al di là della follia pura di inseguire una meta inesistente, temevo il pensiero di non poter tornare mai più nel vecchio mondo. Ero convinta che non fosse il momento di invenzioni e utopie. Abbiamo bisogno di analisi concrete del potenziale della società in cui viviamo, del momento storico che stiamo attraversando. Eppure fui colpita dalla sua esaltazione e dalla sua passione nel sostenere che avevamo bisogno anche di fantasia e di creatività.
Sir Perceval mi rimproverò alzando leggermente il tono di voce:“Perseguire i nostri sogni è il vero modo alternativo di concepire la realtà, portando alla luce le possibilità oggettive e impegnandoci per la loro realizzazione, avanzando, a piccoli passi, verso un futuro migliore per tutti in un mondo che riesca a difendere e garantire i principi universali del bene.”
Replicai immediatamente:“La realizzazione del bene sulla terra non è un’impresa individuale ma collettiva e sociale, che si attua attraverso l’intesa reciproca tra tutte le parti coinvolte!”. E continuai affermando che io preferivo, anziché inseguire chimere, rendere concrete le moderne utopie e cioè combattere le disuguaglianze sociali, la discriminazione tra uomo e donna, difendere l’ambiente, migliorare la qualità della vita, tutelare la legalità. Sir Perceval, davanti ai miei occhi, era davvero l’eroe puro, quando concluse dicendomi che avevo bisogno della visione positiva e ottimista di un futuro carico di possibilità non ancora realizzate, che non si spaventa davanti alle verità costituite dai “dati di fatto” e alle realtà ritenute “immutabili”.
Alla fine mi persuase l’idea che avrei potuto facilmente trasformare in meta tutto ciò che avremmo trovato lungo la strada. E mi resi conto che era possibile: il limite era solo l’immaginazione.

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24 July 2008

Intenzione

Archetipo universale di chi aspira al continuo miglioramento e all’elevazione spirituale ed insegue perennemente grandi ideali è Perceval, l’eroe determinato ad oltrepassare i propri limiti in virtù di un fine superiore.
Allevato nella solitudine e nei silenzi di una selva dalla madre che vuole tenerlo lontano dai pericoli del mondo, Perceval un giorno incontra alcuni cavalieri che destano in lui l’irresistibile vocazione alla vita cavalleresca. Abbandonata la madre, raggiunge la corte del re Artù, dove viene iniziato alla nuova vita e, compiendo aspre prove, diventa un perfetto cavaliere. Come per gli altri eroi arturiani, l’aventure per lui è lo strumento per il raggiungimento della perfezione individuale e, insieme, il tramite per la ricostituzione dell’ordine sociale. La lotta contro il male è anche la lotta per la comunità.
Ma la vicenda di Perceval va oltre gli ideali cortesi del suo tempo. Non sapendo della morte della madre, egli intraprende un viaggio per cercarla, ma, durante il cammino, l’apparizione del Santo Graal (il calice in cui Giuseppe d’Arimatea avrebbe raccolto il sangue delle piaghe di Cristo) impone alla sua ricerca una meta diversa. Invaso dal desiderio di rintracciare il Graal e di penetrarne il segreto, Perceval muta l’oggetto della ricerca. Da quel momento la vocazione cavalleresca si trasfigura in lui in una missione più alta, la ricerca di Dio, il fine ultimo delle umane aspirazioni, la cui conoscenza può ristabilire l’ordine cosmico e dare un significato più alto all’esistenza individuale e al peregrinare dell’uomo. La ricerca del Graal non è, dunque, una mera ricerca per ottenere la gloria, ma soprattutto un momento di crescita a beneficio del mondo intero.

In compagnia del neonato cavaliere virtuale Sir Perceval, che dall’eroe puro trae il nome, ho intrapreso un formidabile viaggio con l’intenzione di conoscere il mondo nuovo del World Wide Web, partendo dalla consapevolezza dei limiti e delle possibilità. Noi ci affidiamo alla speranza, che sempre ha indicato all’uomo il senso e ha tracciato la direzione, anelando a un futuro migliore e desiderando la possibilità con la giusta tensione del sentimento onesto e puro che ci anima.
Sperare nella meta vuol dire attivarsi per comprendere come aprirsi la strada verso la meta stessa.

L’introduzione allo Spirito dell’utopia di Bloch, si intitola Intenzione e termina con le parole:
“Abbiamo desiderio e breve sapere ma poca azione e, cosa che spiega la sua mancanza, nessuna ampiezza, nessuna prospettiva, nessun fine, nessuna soglia da noi varcata presaghi, nessun concetto del principio utopico. Trovarlo, trovare il giusto per cui merita vivere, organizzarsi, avere tempo, a ciò muoviamo, per ciò apriamo le vie della fantasia, invochiamo ciò che non è, costruiamo nell’azzurro, ci costruiamo nell’azzurro e cerchiamo il vero e il reale là dove scompare il semplice dato – incipit vita nova.”

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